FAUST

OPERA IN FIVE ACTS BY CHARLES GOUNOD


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PHOTOS © Bettina Stöß 2014


PRODUCTION
 

Oper Leipzig
(co-production with the Teatro Comunale Bolzano)
intendant: Prof. Ulf Schirmer

première: 11 October 2014

conductor: Anthony Bramall
stage director / set design: Michiel Dijkema
costume design: Claudia Damm
light design: Michael Röger
dramaturgy: Christian Geltinger

Faust: Mirko Roschkowski
Marguerite: Olena Tokar / Marika Schönberg
Méphistophélès: Tuomas Pursio / Mark Schaible
Valentin: Jonathan Michie
Marthe: Karin Lovelius / Sandra Janke
Siebel: Kathrin Göring / Jean Broekhuizen
Wagner: Sejong Chang

Gewandhausorchester Leipzig
chorus, extra chorus and extras of the Oper Leipzig


PRESS QUOTES

“of diabolical consequence”

“moments in which the connection of music and theatre makes the blood freeze in the veins” and “of diabolical consequence”

Leipziger Volkszeitung

“sensational [...] So see it!”

“Sensational Faust première in Leipzig” and “a powerful visual masterpiece [...] Ten minutes of enthusiastic applause, one lonely boo shouter, probably confused. Go see it!”

Bild

“strong and moving images”

“strong and moving images” and “differentiated and complex staging of the characters”

Opernnetz

“a develish crescendo of doom”

“In Dijkema’s production the world is hell’s antechamber [...] This evening is a devilish crescendo of doom” and “a successful and cheered season opener”

Neues Deutschland

“full of effect, touching”

“Apocalypse Faust - full of effect, touching in Leipzig” and“Really moving are the apocalyptic scenes [...] The madness of Marguerite, a war on a small scale, touches ones heart as much as the full scale war on the battlefield.”

NMZ

“Bravo!”

“hugely captivating dramatic depth, which, between the dynamic crowd scenes and the intimate chamber-play-like scenes, displays a wide spectrum of human emotions [...] Bravo!”

Operapoint

“the hand of a great master”

you see the hand of a great master everywhere

Most

“an unforgettable show”

“an unforgettable show, which was therefore wholeheartedly and frenetically acclaimed by the audience, and indeed - it was a round opera experience, which you will not easily forget.”

Das Orchester

“highly effective [...] a MUST”

“highly effective and unambiguous statements [...] A visit to this opera production is a MUST!”

Der neue Merker


PRESS QUOTES PERFORMANCES
TEATRO COMUNALE BOLZANO

„grande attenzione alla vicenda narrata“

la regia di Michiel Dijkema, pur con grande attenzione alla vicenda narrata [...] Coraggiosa inoltre la costruzione del quinto atto in Dijkema decide di riprendere «Il Était un Roi de Thulé» per evocare, come Gounod aveva originariamente previsto, il momento di estrema follia che porterà Marguerite all’infanticidio.

Veronica Pederzolli
Il Corriere Musicale
23
January 2015

“splendida la scenografia, centrata la regia di Michiel Dijkema”

Faust, esperimento riuscito
[…] Riadattata la mastodontica scenografia e la complessa regia alle più modeste dimensioni del palcoscenico cittadino, lo spettacolo è filato liscio liscio, senza smagliature. […] splendida la scenografia, centrata la regia di Michiel Dijkema che ci ha presentato un fiammeggiante Mefistofele rossegiante

Giacomo Fornari
Alto Adige
24
January 2015

„un’emozione per ogni quadro“

Il palcoscenico del Teatro Comunale prende letteralmente fuoco nel nuovo allestimento tedesco del Faust di Gounod [...] A mantenere vigile l’attenzione per le quattro ore di spettacolo è ancora la regia di Michiel Dijkema, che disegna un’emozione per ogni quadro

Monique Ciola
Giornale della musica
23
January 2015

„spettacolo godibile ed intelligente“

il fuoco è l’elemento caratterizzante, il Leitmotiv onnipresente, visto ora come rappresentazione della passione ora come entità distruttrice. […] uno spettacolo godibile ed intelligente

OperaClick
25 January 2015

“super Faust […] ricchezza di dettagli”

Super Faust di Gounod a Bolzano, con un Mefistofele elegantone per la regia di Dijkema […] L’allestimento che si basa su una scenografia ricca ed agile allo stesso tempo […] Nei movimenti sceninici e nei costume, la regia cerca e trova un buon realism psicologico, con ricchezza di dettagli ben resi dagli interpreti.

Emilia Campagna
l’Adige
23
January 2015

“un’immagine forte e di ottimo teatro”

Questa nuova messinscena dell’Opera di Lipsia coprodotta con Bolzano (e giunta nella città altoatesina con la locale Orchestra Haydn, ma con il coro del teatro sassone) sembra invece prendere molto sul serio Gounod e i suoi librettisti: il regista Michiel Dijkema e il Dramaturg Christian Geltinger s’ingegnano a recuperare, almeno in parte, la complessità della fonte letteraria, sovrastrutturando i personaggi (a cominciare da un “allargamento psicologico” del defilato ruolo di Siebel) e calandoli all’interno di una lettura anche politica. […] Lo spettacolo calca senza inibizioni il pedale del grottesco, talvolta perfino in senso espressionista, con Mefistofele che – direttamente per propria mano o soltanto con il suo pilotaggio degli eventi – miete vittime di continuo: anche Marthe e Wagner faranno una brutta fine, nella regia di Dijkema; per tacere di Siebel (qui lo ritroveremo nell’ultimo atto come mutilato di guerra) che, non reggendo alla condanna di Margherita, si spara una pistolettata alla tempia. Rossovestito dal cilindro alle scarpe come un imbonitore fresco di Exposition universelle parigina, capace di portare a combustione – spesso in via preterintenzionale – tutto ciò che sfiora (e la cosa è foriera di qualche gag gustosa), Mefistofele è comunque il vero protagonista di questa messinscena: ora svagato e boulevardier quasi fosse uscito da un’opéra-comique di Offenbach, ora sinistro e crudele al punto giusto; e il crocefisso usato come attaccapanni, con il cilindro adagiato sulla corona di spine che circonda la testa di Cristo, resta un’immagine forte e di ottimo teatro.

Paolo Patrizi
Dramaturgia
27
January 2015

“Michiel Dijkema cura sapientemente scene e regia”

La paura dell’operato malefico del diavolo agitò per secoli le anime pie, ma fornì pure, in un naturale processo d’esorcizzazione, lo spunto per la creazione di numerose opere letterarie, artistiche e musicali. Il Faust di Gounod è uno straziante atto di fede alla misericordia di Dio, da parte dell’umanità abbandonata alle insidie e alle tentazioni del demonio. A lasciarlo intendere è l’alternanza tra sonorità talora cupe, atte a descrivere il mondo luciferino, e talora eteree e solenni, impiegate per ricreare i sentimenti contrastanti dei credenti, dalla speranza alla disperazione, dall’amore alla dannazione. Michiel Dijkema cura sapientemente scene e regia di questa coproduzione proveniente dall’Oper Leipzig e ripresa a Bolzano da Patrick Bialdyga. Nell’epoca odierna, è inutile nascondercelo, continua a persistere tra le arti il decostruttivismo, sovente impiegato per mascherare un imbarazzante vuoto di contenuti. Il regista olandese si affranca da codesta forma mentis e va controcorrente.

Luca Benvenuti
Teatri online
27
January  2015


THE FOLLOWING PRESS QUOTES WILL BE TRANSLATED AT A LATER MOMENT

„Einer dieser Momente, in denen das Zusammenspiel von Musik und Theater das Blut in den Adern gefrieren lässt.“

Als sänge die geschundene Seele selbst
Eine zünftige Wahnsinns-Arie gehörte einst zum guten Opernton. Und auch Charles Gounod hatte eine geschrieben für die Erstfassung seines Faust; 1858 war das, das Werk noch eine Opéra lyrique mit gesprochenen Dialogen. Aber weil er zu viel Musik komponiert hatte […] wurde sie ihm rausgekürzt. In Leipzig […] gibt es wieder eine. Nicht Gounods ursprüngliche, deren Schicksal ist ungewiss. Sondern das berühmte Lied vom König von Thule, das Gretchen üblicherweise im dritten Akt singt, derweil sie dem unbekannten Faust hinterher sinnt. Michiel Dijkema, der nach der bildgewaltigen Tosca im eigenen Bühnenbild in Leipzig nun diesen Gounod inszeniert, stellt es an den Beginn des fünften Aktes: Faust hat Margarethe verlassen, ihren Bruder gemeuchelt, der hat sie verflucht. Nun trägt sie das Kind auf den Armen, wiegt es zärtlich – und ertränkt es zu den Worten vom König, der sein Kostbarstes den Fluten übergibt. Einer dieser Momente, in denen das Zusammenspiel von Musik und Theater das Blut in den Adern gefrieren läßt. […] Der Welt abhanden gekommen, singt da eine Verrückte ein Lied, ganz für sich – und es scheint, als sänge die geschundene Seele selbst.
[…] Für diesen Teufel ist all das, was er anrichtet, ein großer Spaß. […] In ihm lodert und glüht das Böse. Und wenn er einen Augenblick zu lange an einem Ort steht, schlagen dort Flammen empor. Ein Running Gag mit doppeltem Boden. […] Dieser Teufel vernichtet im Vorübergehen.
[…] die Kraft akribisch gestellter Bilder […] Das mit dem Sakralkitsch der Himmelfahrt kein Blumentopf mehr zu gewinnen ist, hat sich mittlerweile herumgesprochen. Aber dass die himmlischen Stimmen, die auf Mephistos „Gerichtet“ mit „Gerettet“ antworten, damit das Fallbeil für Margarethe meinen, ist von diabolischer Konsequenz. Jubel im voll besetzten Haus […] Beim Inszenierungsteam mischen sich Buhs darunter. Was kaum anders sein kann, wenn man sich traut, sauber und gekonnt eine Geschichte zu erzählen.

Peter Korfmacher
Leipziger Volkszeitung
13. Oktober 2014

„sensationell […] bildmächtiges Meisterwerk“

Sensationelle Faust-Premiere in Leipzig
In der Oper ist der Teufel los […] Das hat man noch nie gesehen. Faust von Charles Gounod an der Oper Leipzig: ein bildmächtiges Meisterwerk!
Die Geschichte vom Gelehrten, der sich auf einen Deal mit dem Teufel einlässt, gehört zum geistigen Kernbestand des Abendlands. Kann uns das noch ergreifen? Hier ja! Und das, obwohl die Inszenierung von Michiel Dijkema als Comic daherkommt – in dem dann aber das Grauen aufscheint.
[…] Die Sopranistin, wie sie ihr Baby zärtlich ertränkt, wie sie in Ketten hängt, das Schafott besteigt – das ist schauspielerisch wie sängerisch hinreißend.
Dreieinhalb Stunden dauert die (französische) Belcanto-Oper, vom Gewandhausorchester feinsinnig intoniert. Mich haben freilich die Bilder weit mehr berührt: wie ein kleines Mädchen zwischen toten Soldaten seinen Vater sucht.
Wie sich in der Walpurgisnacht aus den Leichen die Hexen erheben, in reinweißen Hemden, mit Messern. Und wie der Teufel seine Höllengeister ruft: totenköpfige Nonnen, Priester, Bischöfe. Die Kirche im Banne des Bösen – das ist stark.
Zehn Minuten begeisterter Applaus, ein kläglicher Buh-Rufer, vermutlich verwirrt.

Wolf-Dieter Kröning
Bild
13. Oktober 2014

„eine differenzierte und komplexe Personenregie […] starke und bewegende Bilder“

Fataler Jugendwahn
Im kommenden Jahr feiert die Stadt Leipzig ihr 1000-jähriges Jubiläum. Grund genug für die Oper Leipzig, dieses Jubiläum mit einer besonderen Premiere quasi am Vorabend des Stadtjubiläums zu feiern. […] Regisseur und Bühnenbildner Michiel Dijkema und Kostümbildnerin Claudia Damm haben die Gounodsche Version spektakulär auf die Bühne der Oper Leipzig projiziert. Das Duo ist dem Leipziger Opernpublikum noch von der bildgewaltigen Premiere der Tosca vom Oktober 2011 bestens in Erinnerung. Und die Erwartungshaltung an das Regieteam wird erfüllt, bisweilen sogar übertroffen, auf manchen Zuschauer wirken die Bilder schockierend. Schon der Vorhang zeigt einen doppelköpfigen Pudel mit martialischen Wolfsschnauzen, das Dämonische ist in dieser Inszenierung des Pudels Kern.
[…] Die Soldatenkostüme vor und nach der Schlacht erinnern sehr deutlich an die historischen Uniformen der französischen Soldaten in der Leipziger Völkerschlacht von 1813 – ein weiterer Bezug zu dieser Stadt und ihrer Geschichte. Doch im Zentrum der Regiearbeit steht eine differenzierte und komplexe Personenregie, die die fatalen Beziehungsgeflechte der Protagonisten untereinander zur Geltung bringt.
Mephistopheles ist im wahrsten Sinne Herr des Verfahrens. Elegant gekleidet, mit rotem Ledermantel und rotem Zylinder, lässt er die Figuren wie Marionetten tanzen, dirigiert das Ensemble und die Geschichte. Was er anfasst, fängt Feuer und brennt. Mit entsprechenden Spezialeffekten ist ständig Feuer auf der Bühne mit durchaus komödiantischen Elementen.
[…] Ganz starke Momente hat die Regie, wenn der Konflikt Gott – Teufel, Himmel – Hölle thematisiert wird. […] Es sind starke und bewegende Bilder, die diese Aufführung zu einem großen Erlebnis machen.
[…] Das Publikum ist am Schluss größtenteils begeistert, und es gibt großen und langanhaltenden Beifall […] Vereinzelte Buhs für das Regieteam stören nicht den grandiosen Gesamteindruck dieser Inszenierung, die das Zeug zu einem neuen Dauerbrenner an der Oper Leipzig hat, und das im wahrsten Sinne des Wortes. *****

Andreas H. Hölscher
Opernnetz
12. Oktober 2014

„ein teuflisches Crescendo des Untergangs“

Leben im Vorhof der Hölle
Die Welt ist bei Michiel Dijkema ein Vorhof der Hölle. […] Wer sich mit dem Teufel einlässt, spielt in dieser Inszenierung ganz unmittelbar mit dem Feuer. Auch sonst bietet die Inszenierung opulente Bilder bis hin zur Walpurgisnacht, in der der Teufel sogar ohne zivile Maskierung auftritt. […] Der Abend ist ein teuflisches Crescendo des Untergangs […] Die Oper Leipzig kann einen gelungenen und bejubelten Spielzeitauftakt verbuchen.

Joachim Lange
Neues Deutschland
14. Oktober 2014

„effektvoll, ergreifend“

Apokalypse Faust – effektvoll, ergreifend in Leipzig
Nicht „Faust“ oder gar „Margarethe“ – „Mephisto“ müsste sie heißen! Jedenfalls, wenn die Gounod-Oper so diabolisch daherkommt wie jetzt in Leipzig. Zur bevorstehenden 1000-Jahr-Feier widmet man sich dort einem zentralen Thema der Stadtgeschichte. […] Das Publikum war von der Premiere sehr angetan. […]  psychologisch überzeugender Detailfülle […]
Alle Szenen spielen in der Kulisse einer bühnenfüllenden Gründerzeitarchitektur, in deren Backsteingemäuer riesige Stahltore aufgerollt werden und niederfahren. Darin wird es nicht industriell, sondern durchaus intim […] starke Effekte
[…] Wirklich bewegend sind apokalyptische Szenen, die selbst in der mitunter etwas plakativen Düsternis ergreifen. Der Wahnsinn Gretchens, ein Krieg im Kleinen, geht ähnlich zu Herzen wie der im Großen auf dem Schlachtfeld. Wenn man den Teufel ruft, kommt er. Und hat laut lachend das letzte Wort. Natürlich im Feuer.

Michael Ernst
NMZ
12. Oktober 2014

„eine äußerst fesselnde, dramatische Sogtiefe […] Bravo!“

Grandios beherrscht Mephistopheles das Bühnengeschehen. Sein überaus nuancenreiches Schauspiel zwischen ironischem Witz, verschlagener Verführung und abgründig dämonischer Tiefenwirkung läßt einem wahren Schauer über den Rücken laufen. […] Die Wandlung der Margarethe vom naiven Frauchen zur ausgestoßenen, gescheiterten Existenz wird durch ihre dramatische Darstellung der dem Wahnsinn Verfallenen in Gesang und Schauspiel in überragender Weise umgesetzt und fordert die zum Zerreißen gespannten Nerven der Zuschauer. […]
Die Inszenierung mit zahlreichen Feuer- und Taschenspielergaukeleien des Teufels sorgte im Gesang und Spiel aller Beteiligten für eine äußerst fesselnde, dramatische Sogtiefe, die zwischen aufwühlenden Massenszenen und kammerspielartigen Bildern ein großes Panoptikum menschlicher Gefühle ausbreitet. […] So wurde der rundherum gelungene Abend mit einer mustergültigen Inszenierung des Stückes völlig zu Recht mit lauten Bravorufen und lang anhaltendem Applaus quittiert. Bravo!

Dr. Andreas Gerth
Operapoint
13. Oktober 2014

„die Hand eines großen Meisters“

„man sieht überall die Hand eines großen Meisters“

Most

„eine unvergessliche Aufführung […] frenetisch gefeiert“

Das alles war von fantastischer Wirkung, die auch in der Folge immer wieder zu fesseln verstand, auch in den turbulenten Volksszenen, den Soldatenaufmärschen, der apokalyptische Gewalt der Walpurgisnacht. Was hier als Szenentableaux geboten wurde, das gab einen treffenden und inspirierenden Hintergrund für das regieliche Führen der Personen. Äußerst bedeutungsvoll zeigte sich der mit teuflischer Ironie und zuweilen Sarkasmus agierende Mephisto […] So entstand eine unvergessliche Aufführung, die dann auch vom Publikum vorbehaltslos frenetisch gefeiert wurde, tatsächlich - es war ein geschlossenes Opernerlebnis, das man nicht so schnell vergisst.

Friedbert Streller
Das Orchester
November 2014

„höchst wirkungsvolle und unmissverständliche Aussagen [...] geradezu ein MUSS“

Bei Gounod weiß Faust bereits, was die Welt im Innersten zusammenhält. Daran lässt die Neuinszenierung dieses Werkes in Leipzig keinen Zweifel. […] Was danach folgt, erzählt Michiel Dijkema eindrucksvoll, spannend und geradlinig. Es ist die Liebesgeschichte zwischen Margarethe und Faust, die immer wieder mit der gesellschaftliche Wirklichkeit konfrontiert wird. […] Frappierend ist, dass es Dijkema, der auch als Bühnenbildner fungiert, mit relativ einfachen Mitteln gelingt, höchst wirkungsvolle und unmissverständliche Aussagen zu erzielen. […] Die Uniformen der Soldaten erinnern an die Völkerschlacht von 1813. Jene Schlacht hat Spuren hinterlassen. Auch im „Faust“ kehren die Soldaten mit schmetternden Gesängen aus dem Feld zurück. Die Inszenierung zeigt deutlich, was damit einhergeht. Das Schlachtfeld ist mit Leichen übersät. Für Kinder gehört der Krieg zum Alltag, beinahe ungeniert steigen sie über die Toten hinweg. Kinder sind es auch, die die an den Pranger gekettete Margarethe demütigen. Kein Wunder, dass derartige soziale Erscheinungen teuflischem Treiben einen geeigneten Nährboden bieten.
[…] Ein Besuch dieser Operninszenierung ist geradezu ein MUSS!

Christoph Suhre
Der neue Merker
November 2014

„erschütternde, apokalyptische Szenen“

[…] ein packender Opernabend, der zu den besten gehört, die ich hier in Leipzig bisher erleben durfte. […] eindrucksvolle Szenen […] Die Inszenierung bot einen hervorragenden Rahmen für eine gelungene Aufführung. Läßt man die mitunter ein wenig übertriebenen Spielereien mit dem Feuer (es entzündet sich so ziemlich alles, was Mephistopheles berührt) beiseite, so bietet die Inszenierung zum Ende hin erschütternde, apokalyptische Szenen des Schlachtfelds auf der einen, den verzweifelten zurückhaltend inszenierten Kampf Margaretens auf der anderen Seite und läßt dem Zuschauer die Möglichkeit, die Verbindungen von äußeren Bildern und inneren Zuständen herzustellen, sich ganz auf diesen Dialog einzulassen. […] Das Leipziger Publikum dankte auf jeden Fall mit einem ausverkauften Haus und großem Applaus.

J. Lang
Tamino Klassikforum
2. November 2014

„besonders spektakulär“

Inszenierung in Leipzig unterstreicht diesen Schauerromantik-Aspekt. […] Die Hauptperson ist in dieser Oper ganz eindeutig der Teufel. […] Er hat in der Leipziger Inszenierung auch ständig ein Feuer-Problem. Es brennt ununterbrochen, wo er sich hinsetzt, was er berührt. Man hat las Zuschauer fast Angst in dieser Aufführung. […] Der Teufel, der Feuerteufel, das ist die Hauptfigur, die die Welt durcheinander bringt und die einen doppelten Thrill-artigen Boden gibt.
[…] besonders spektakulär ist es, wenn diese Tore aufgehen und dann sieht man dahinten nicht nur den Chor, und den Extrachor – das sind schon sehr sehr viele Leute als Soldaten im Karree aufgestellt–  sondern auch 180 lebensgetreue Soldatenpuppen. Das ist also ein großes Schlachtfeld, ein sehr opulentes Bühnenbild und im zweiten Teil sieht man dann ein Leichenfeld, wo nur wenige Überlebende von dieser Völkerschlacht gezeigt werden. Also der Teufel hat gerade in der Völkerschlacht – in der Leipziger Völkerschlacht – sein Unwesen getrieben. Es gibt sehr viele solche Schauereffekte, etwa wenn blutige Hände in der Kirchenszene aus der Hölle emporkommen und nach Gretchen greifen. […] ein interessanter opulenter Abend.

Bernhard Doppler
MDR Figaro
13. Oktober 2014

„düsteres Märchen für Erwachsene“

Mephisto, rücksichtsloser Spielführer von Krieg, Tod und Verderben. Sehnsucht, Verführung, Tod. Dies sind die literarischen Motive, denen sich Charles Gounods "Faust" musikalisch widmet. In der Messestadt ist die Oper seit diesem Herbst als düsteres Märchen für Erwachsene zu sehen.
[…] Michiel Dijkema (inszenierte in Leipzig Der Türke in Italien und Tosca) deutet Gounods Faust als einen Irrenden, der seine Seele schon verloren hat, bevor Mephistopheles als quietschroter Gentlemen die Bühne betritt. […] Faust dagegen als verzweifelten, ja geradezu verlorenen Eremiten, der schon an den sakralen Ausmaßen seines Studierzimmers verzweifeln muss.
[…] Dijkemas Bühnenbild besteht aus einer riesigen Ziegelstein-Wand, in die sechs metallerne, mechanische Tore eingelassen sind. […] Der Regisseur arbeitet sich an religiösen und erotischen Motiven ab. Die Atmosphäre ist düster. […] ein rundes Gesamtbild

Martin Schöler
Leipziger Internet Zeitung
10. November 2014

„eine Augenweide“

Die gefallene Jungfrau und der Feuerteufel
[…] Verpackt wird sie hier in großartige Bilder. Allein der Vorhang, er zeigt zwei riesige, wild zähnefletschende Pudel, ist eine Augenweide. […] Überzeugend fallen auch die Chorszenen aus, die in ihrer Mächtigkeit schlichtweg überwältigen.
Klar sind die Figuren gezeichnet […] Als Feuerteufel glänzt er nun mit derart umwerfender Ausstrahlung und sinistrer Sympathie, dass man fast neidisch werden könnte, wenn er zum Schluss Faust mit sich in die Unterwelt nimmt. Fast.

Tobias Prüwer
Kreuzer
November 2014

„großes Theater [...] überwältigend“

Wem nicht nach Märchen ist, aber nach großem Theater, der ist hier bestens aufgehoben. Michiel Dijkema entwirft eine bestechend moderne Inszenierung von Charles Gounod Gassenhauer um die Gretchenfrage. Hier steht die Margarethe-Figur von der verführten Jungfrau, sitzengelassen Alleinerziehenden bis zur exekutierten Kindsmörderin im Zentrum. Die leidenschaftlich-romantische Komposition drängt schnörkellos nach vorn und wird in überwältigende Bilder verpackt.

Kreuzer Online
29. November 2014

 

„ideenreich […] stürmischer Beifall“

Der Regisseur und Bühnenbildner Michiel Dijkema war darauf bedacht, die Aussage des Werkes ideenreich ins Bild zu setzen. Seine Bühnengestaltung wirkt anfangs ernüchternd […] Doch er weiß sie findig den Situationen entsprechend zu verwandeln. So fand diese Inszenierung insgesamt lebhafte Zustimmung und löste stürmischen Beifall aus.

Werner Wolf
Leipzigs Neue
8. November 2014

„die Inszenierung macht die Tragödie zum Genuss“

Das war also des Pudels Kern
An Einfallsreichtum und Effektenvielfalt fehlt es in der Aufführung nicht. Die Ouvertüre mit ihren düsteren Klängen lässt einen die Tragik des Werkes erahnen, ebenso wie das am Anfang erscheinende Bild der zwei Pudel. […] Durch das vielfältig einsetzbare, bewegliche Bühnenbild sowie der Aufmachung der einzelnen Szenen gelingt es, die Handlung beeindruckend zu untermalen. […] die Oper bietet einen bunten und spannenden Abend. Tosender Applaus und Bravo-Rufe belohnen die Aufführung.
Auch wenn „Faust“ alle Versuche, des Geschehen zum Guten zu wenden, automatisch zum Scheitern verurteilt sind, nicht zuletzt durch das Eingreifen des Teufels Mephisto – die Inszenierung macht die Tragödie zum Genuss.

Rosalie Scholz
student!
Edition November 2014